Barry I, nel 1812, salvò 44 escursionisti che erano rimasti sepolti sotto la neve sulle pendici del Colle del Gran San Bernardo. Aveva già dodici anni e ne visse altri due; alla morte il suo corpo è stato imbalsamato ed è ancora oggi visibile nel piccolo museo dell’Ospizio del Gran San Bernardo dove sono conservati i ricordi dell’attività dei monaci. Il suo gesto fece scalpore e l’attenzione mondiale cominciò ad accorgersi di questi cani tanto utili, particolari ed unici. Le loro origini sono lontanissime, come quelle di tutti gli altri cani da montagna e, anche se qualcuno ha sostenuto che sia i bovari svizzeri che il Cane di San Bernardo siano originari dell’Elvezia e discendano direttamente dal “Canis inostranzewi”, l’ipotesi più probabile è che la razza abbia i suoi antenati nei molossi che i romani portarono al loro seguito quando, nel 58 a.C., avviarono le campagne di conquista delle Gallie, transitando anche dalla Valle d’Aosta e dalla Svizzera. Lo confermerebbero i reperti osteologici rinvenuti nella città di Windisch, l’antico insediamento romano di Vindonissa, dove sono stati ritrovati dei cranî di cani di tipo molossoide. Nel 18 a.C. tutte le vie di comunicazione svizzere e della Valle d’Aosta furono occupate e nel 12 sempre a.C., i romani costruirono una strada tra Aosta e Martigny che attraversava il passo che poi fu chiamato del Gran San Bernardo. Sul passo fu lasciato un presidio che, come sempre, aveva grossi molossi adibiti alla guardia.
Negli anni e nei secoli altri presidi vennero costituiti sui valichi svizzeri importanti e sempre vi furono lasciati, con i soldati, dei cani per coadiuvarli nelle operazioni di sorveglianza. Da quei lontani guerrieri discendono con probabilità le razze svizzere odierne. I grandi molossi romani si diffusero in Svizzera e divennero i cani preferiti delle famiglie feudali ed anche dei conventi, che li utilizzavano come guardiani per difendersi dai briganti e dai predatori. Questi cani erano tanto considerati che la selezione veniva curata con precisione e nel Museo Nazionale di Berna sono conservati dei documenti del XIV XV secolo che indicano le linee di sangue impiegate per l’allevamento, e sono dei veri e propri pedigree. Nel 1049 il monaco Bernardo da Mentone, figlio del Barone di Mentone, fondò l’ospizio sul passo tra Aosta e Martigny che dal suo nome fu chiamato “di san Bernardo”, per portare aiuto ai viandanti in difficoltà. Per proteggere la piccola comunità dai predatori sia animali che umani, è probabile che fossero stati introdotti dei cani di tipo mastino molto utilizzati per questo scopo a quei tempi e chiamati semplicemente Mastini delle Alpi. Alcuni ritengono che i monaci siano ricorsi all’aiuto di cani per la ricerca ed il soccorso dei dispersi subito dopo la fondazione del convento, ma di questo non vi è alcuna documentazione perché un incendio distrusse nel 1555 tutto l’archivio dell’Ospizio e in una descrizione delle sue attività del 1625, non si accenna a cani. Più probabile che l’attività sia iniziata verso la fine del 1600. Si devono al pittore italiano Salvator Rosa (1615-1673), le prime raffigurazioni dei Cani di san Bernardo.
Vi è una teoria che vorrebbe che la razza sia stata creata dai cenobiti dell’Ospizio incrociando una femmina di Grande Danese con un maschio di Cane da montagna dei Pirenei, ma anche in questo caso non esiste alcuna documentazione. Possibile invece che, interessati essenzialmente alle loro capacità nel lavoro, essi abbiano provato diversi tipi di cani, fra i quali anche gli altri bovari svizzeri ed il Mastino delle Alpi, ed abbiano continuato la selezione solo dei soggetti più idonei ai servizi ai quali venivano destinati. Infatti, l’allevamento dei monaci dell’Ospizio del Gran San Bernardo non si è mai molto curato dell’estetica dei cani, ma della loro funzionalità, quindi, nel 1817, per ridurre le conseguenze di una eccessiva consanguineità dei loro soggetti e per fornirli di un pelo più folto per proteggerli dalle avverse condizioni climatiche che in quella zona sono durissime, impiegarono soggetti di altre razze in allevamento, soprattutto i Mastini pesanti ancora esistenti nelle valli svizzere ed aostane, Terranova, Cani da Montagna dei Pirenei e Bovari svizzeri. Ottennero soggetti dal mantello più lungo e pesante, che però si dimostrò poco efficace poiché l’acqua e la neve che lo impregnavano si ghiacciavano immobilizzando i poveri animali, così, da allora, nell’Ospizio vengono allevati solo soggetti a pelo corto.
La varietà a pelo lungo fu però poi selezionata nelle vallate svizzere in condizioni meno estreme ed è oggi apprezzata e ricercata ovunque. Dopo l’episodio di Barry I del 1912, il Cane di San Bernardo è assurto a grande popolarità nel mondo. Il primo allevatore specifico della razza dopo i monaci dell’Ospizio fu Heinrich Schumacher che dal 1855 iniziò ufficialmente ad allevare la razza prendendo come modello quello che lui considerava il prototipo del cane dell’Ospizio: Barry I. Nel 1884 vennero aperti i Libri Genealogici e fu fondato il Club della razza in Svizzera.
Nel 1887 fu redatto uno standard e la razza entrò ufficialmente nel mondo della cinofilia da esposizione, soprattutto per merito degli allevatori inglesi che dagli ultimi decenni del XIX secolo lo introdussero nelle loro esposizioni scatenando l’entusiasmo dei cinofili inglesi. Nel 1882 fu fondato in quel Paese il Club di razza e nel 1886 fu redatto uno standard inglese. Per curiosità diremo che per quanto riguarda la lunghezza del pelo che ancora oggi divide la razza in soggetti a pelo corto ed a pelo lungo, gli allevatori sostengono che, mentre per i cani a pelo corto non esistono problemi, i cani a pelo lungo ogni tre generazioni vanno accoppiati con cani a pelo corto per conservare il giusto tipo di mantello.
Nel corso del XX secolo la razza si è diffusa in tutto il mondo dove è popolarissima ed ha addirittura vissuto un “periodo d’oro” tra il 1920 ed il 1940, anni nei quali s’è avuto un incremento notevolissimo sia della quantità che della qualità dei Cani di san Bernardo. Gli allevatori dei vari Paesi hanno seguito in seguito filosofie di allevamento diverse e tra i soggetti svizzeri, inglesi, tedeschi e americani esistono differenze abbastanza sensibili nel tipo. In Italia, dopo un periodo di circa quarant’anni (dal 1900 al 1940), nel quale si ebbe solo qualche sporadica cucciolata e la razza era praticamente sconosciuta, un impulso eccezionale all’allevamento lo diede dal 1940 il dottor Antonio Morsiani che, proprio nel 1940, aveva ricevuto in dono dal padre, il professor Giovanni Morsiani di Bologna, Emir v.d.Lueg, che era il prodotto dell’accoppiamento di famosi soggetti portatori delle migliori linee di sangue europee. Nacque così l’allevamento “del Soccorso”. Dal 1970 è stato approvato dall’E.N.C.I. il Club Italiano San Bernardo che tutela la razza nel nostro Paese dove essa è popolarissima e allevata ad altissimi livelli qualitativi. Nel 1997 si sono avute 99 iscrizioni di Cani di san Bernardo a pelo corto e 492 di soggetti a pelo lungo, nel 1998 rispettivamente 123 e 547.
Scheda di razza tratta da “La Grande Enciclopedia Delle Razze Canine” di Umberto Cuomo e gentilmente fornitaci dalla Casa Editrice Edizioni-Cinque. Ricordiamo che questa scheda è stata pubblicata in forma ridotta. La versione completa (Standard ed altre informazioni specifiche della razza) è in vendita su: www.edizionicinque.it

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